martedì 3 ottobre 2017

Cheap Wine - Dreams (Cheap Wine Records/IRD) recensione



Quella dei Cheap Wine è una storia classica di resistenza che, senza voler essere blasfemi dal richiamare storie partigiane, dura da 20 anni quando partì l’avventura discografica di quattro ragazzi di Pesaro innamorati del Rock’n’Roll. Un gruppo fiero della sua indipendenza che a cadenza regolare, quasi biennale, è arrivato al dodicesimo capitolo con l’album “Dreams” che viene pubblicato oggi 3 ottobre 2017, data quasi simbolica, perché ricorrente in molte uscite precedenti. 
In questo lungo ventennio, Marco Diamantini e compagni hanno fatto tutto da soli, perché hanno ben presto capito che questo era l’unico modo per garantirsi un futuro ed una credibilità presso un pubblico di appassionati che, come loro, ha trovato nel rock una via di salvezza dall’ordinarietà della vita quotidiana. Venti anni di carriera vissuta tutta nell’indipendenza, con produzioni e tour regolari e continui su è giù per la penisola, rappresentano un caso unico nel panorama musicale italiano, e che ha rischiato di naufragare per la crisi che riguarda tutto il settore. 
Così, per continuare ad esistere, i Cheap Wine hanno dovuto ricorrere alla pratica del crowdfunding per realizzare l’ultimo disco. Una scelta dolorosa ma necessaria che ha trovato una risposta positiva tra i fans, gli oramai mitici “wineheads”, che già avevano spinto il gruppo a pubblicare il precedente “Mary and the Fairy” (2015)(recensione quì) unico album pubblicato su vinile dalla band, acquistando le copie ancor prima che venisse pensato e realizzato. Così è nato “Dreams” terzo ed ultimo capitolo della trilogia aperta da “Based on Lies” (2012) (recensione quì) e proseguita con “Beggar Town” (2014) (recensione quì).
La risposta dei Cheap Wine all’affetto dei fans e di chi si avvicinerà all’ascolto di questo disco, è stata quella di regalare loro un album magnifico che va a collocarsi ai vertici della loro produzione. Dieci canzoni sontuose composte, arrangiate, suonate e registrate con amore. Amore per il proprio lavoro, amore per la tradizione del rock, amore per il pubblico cui è destinato.  Se vogliamo, una trilogia anche questa. 
L’idea di fondo che permea “Dreams” è quella di trovare una chiave di speranza e positività riguardo al futuro, che i personaggi travolti in “Based on Lies” da una devastante crisi economica che ha peggiorato drammaticamente le condizioni di vita, venivano acuite dallo stravolgimento della realtà che i mass media hanno messo in atto per intrappolare tutti in un mondo dominato dalla finzione. Così nel successivo “Beggar Town” ci si trova a riemergere in superficie e trovare solo macerie che non fanno altro che aumentare il senso di desolazione e smarrimento con una sola via d’uscita: la sopravvivenza.
Sopravvivenza che si può trovare solo in un verso di “To Face a New Day”, un brano proprio di “Based on Lies” che recita “Dreams are all that we have to face a new day” (“I sogni sono tutto quello che ci resta per affrontare un nuovo giorno”). Non sappiamo quanto l’arguta penna di Marco Diamantini, in un momento doloroso come quello in cui ha scritto le canzoni di Based on Lies, abbia inconsciamente messo questa frase su carta, per indicare una via di fuga che all’epoca non si poteva assolutamente prevedere, ma sta di fatto che questo barlume di resistenza alla fine è riuscito a prevalere ed emergere come un piccolo fiore tra le macerie. 
Così “Dreams” prova a togliere la drammaticità che ci circonda e resiste contro chi tenta di minare amore e affetti a noi vicini, con canzoni che raccontano storie che sono un insieme di sogni che tutti noi facciamo, con il loro campionario di bellezza, stravaganza, inquietudine. E i sogni sono una parte integrante della storia dell’uomo perché attraverso di essi si è evoluto, ha progredito, ha imparato a conoscere se stesso e ha anche alleviato le sue sofferenze. 
Come dicevo “Dreams” è un altro grande album che non sposta nulla nella storia del gruppo, nel seno che non rappresenta uno scatto in avanti, cosa oramai non necessaria, ma non è neanche una riproposizione di cose già sentite, cioè non è un disco scritto con il pilota automatico, da un autore oramai maturo e da un gruppo di musicisti di grande qualità che cesella gli arrangiamenti con consumata maestria. Quello che i Cheap Wine hanno cercato in Dreams, è quello di dare un volto rinnovato al loro suono, soprattutto puntando sul suono delle tastiere che hanno sostituito il pianoforte che caratterizzava il sound dall’ingresso di Alessio Raffaelli. Ci si trova così ad ascoltare sì un classico album dei Cheap Wine, ma che permette ad ogni ascolto di restare piacevolmente sorpresi per la scoperta di un suono, un arrangiamento diverso che non fa altre che aumentare la cifra stilistica della band. 
Dieci canzoni in cui si alternano i furori rock’n’roll, con ballate ora cupe, ora sognanti che fanno sì che il disco non abbia mai una caduta di tono, ma trasporti l’ascoltatore in un mondo sonoro ben conosciuto ma altrettanto nuovo in tanti piccoli dettagli che non fanno altro che confermare la maestria di musicisti come Michele Diamantini, chitarrista eccelso che non ha bisogno di mostrare la sua maestria con i lunghi assolo di un tempo, come Andrea Giaro che ricama linee di basso avvolgenti, come Alan Giannini che sorregge tutto con il drumming. Difficile scegliere o segnalare un brano piuttosto che un altro, se non fare una menzione particolare per i due brani che chiudono l’album. “Reflection” è una ballata folk che richiama alla mente i Led Zeppelin, mentre la title track “Dreams” mette in mostra un Marco Diamantini inedito che mette in campo un piccolo spoken word pieno d’amore per il piccolo Federico, “vero ispiratore” della speranza che permea tutto il disco.
Come sempre il disco presenta tutti i testi con traduzione ed è registrato in maniera eccellente da Alessandro Castriota, ed è arricchito da un video del brano d’apertura “Full of Glow” realizzato dalla maestria grafica di FrancescoZanoZanotti” tornato insieme ai compagni di un tempo, seppure solo in veste di disegnatore.
L’album è distribuito da IRD ed è in vendita sul sito della band www.chepwine.net dove è possibile acquistare anche il libro che raccoglie tutti i testi con traduzione a fronte pubblicati dalla band dal 1997 ad oggi.



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