Recensione - Social Distortion - Born to Kill (Epitaph Records)
Quindici anni di silenzio, una convalescenza, quasi cinquanta anni di strada percorsa: Mike Ness torna a fare ciò che gli riesce meglio—scrivere canzoni che profumano di vita vissuta tra rimpianto e redenzione, con il punk che abbraccia il rock’n’roll a braccia larghe. Born to Kill non è semplicemente il ritorno discografico dei Social Distortion dopo una lunghissima assenza: è il documento di un uomo che ha attraversato la malattia, la paura, la solitudine, la memoria, e che ha deciso di tornare a raccontarsi senza filtri. Mike Ness, sopravvissuto a un tumore e a un decennio di vicende personali, costruisce qui un’opera che non è solo musicale: è autobiografia, resa dei conti, rito di rinascita . L’intero album è attraversato da una tensione costante: la lotta tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare . La produzione di Dave Sardy insieme allo stesso Ness, gioca sul confine più difficile: far suonare tutto grezzo senza risultare sciattamente “lo-fi”,...