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Recensione - Joyce Manor - I Used to Go to This Bar (Epitaph, 2026)

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  Un disco che parla di luoghi che cambiano, e di persone che provano a restare sé stesse C’è una scena, all’inizio del nuovo disco dei Joyce Manor , che sembra uscita da un film indipendente: un uomo entra in un bar che non frequenta più da anni. Le luci sono più fredde, i tavoli diversi, i volti quasi tutti nuovi. L’unica cosa familiare è quella sensazione di essere fuori posto. È da qui che nasce I Used to Go to This Bar , un album che non racconta tanto la nostalgia, quanto il momento esatto in cui ti rendi conto che non puoi più tornare indietro. Il settimo disco della band californiana dura appena 19 minuti, ma ha il passo di un ricordo che non smette di bussare. Le canzoni arrivano rapide, come pensieri che si accavallano mentre guidi verso casa, eppure ognuna sembra trattenere un mondo intero. Barry Johnson canta con una voce che non è più quella dei vent’anni: meno rabbia, più stanchezza; meno urgenza, più lucidità. È una voce che conosce il peso delle cose che fini...

Australia Sotterranea 1 - Pist Idiots - Cronache elettriche dal Sud Ovest di Sydney

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Da tempo sentivo il bisogno di tornare a raccontare quella parte di mondo che continua a pulsare lontano dai riflettori: la nuova scena australiana, fatta di band che vivono ai margini, che suonano nei pub, che trasformano la quotidianità in racconto. Questo articolo sui Pist Idiots è il primo capitolo di una serie di monografie dedicate proprio a loro: gruppi che non inseguono mode, ma costruiscono identità. Band che meritano di essere ascoltate, capite, archiviate. Una mappa sentimentale e genealogica dell’ Australia sotterranea , che nei prossimi mesi proverò a tracciare poco alla volta. Pist Idiots - Cronache elettriche dal Sud Ovest di Sydney Dal cuore della suburbia australiana, tra pub che odorano di birra e strade illuminate male, quattro ragazzi trasformano la stanchezza in linguaggio, la frustrazione in ritmo, la vulnerabilità in forza. Idiocracy è il loro romanzo di formazione: un disco necessario, figlio di una genealogia che parte dai Saints e arriva fino ai sobborghi d...

Recensione - Ye Vagabonds – All Tied Together (River Lea,2026)

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  C’è un rischio, quando si parla degli Ye Vagabonds , che la critica corre da anni: quello di scambiare la delicatezza per profondità, la cura artigianale per visione, la quiete per maturità. All Tied Together , il nuovo album dei fratelli Mac Gloinn, è forse il punto in cui questo rischio diventa più evidente. È un disco impeccabile, elegante, registrato con una sensibilità quasi ascetica. Ma è anche un lavoro che, proprio nella sua compostezza, rivela un limite: la difficoltà di trasformare la propria poetica in qualcosa che davvero spinga avanti il discorso folk contemporaneo. La scelta di pubblicare un album composto interamente da brani originali è, sulla carta, un gesto importante. Gli Ye Vagabonds hanno costruito la loro reputazione sulla capacità di abitare la tradizione senza museificarla, di farla risuonare nel presente. Ma qui, paradossalmente, l’abbandono del repertorio tradizionale non produce un salto creativo: produce un disco che sembra voler dimostrare una matur...

Recensione - Radio Birdman – Zeno Beach ristampa (Citadel, 2026)

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  Ci sono band che fanno parte della storia del rock. E poi ci sono band che fanno parte della storia di un Paese. I Radio Birdman appartengono alla seconda categoria. Non perché siano stati mainstream — non lo sono mai stati — ma perché hanno incarnato, fin dagli anni ’70, un’idea di Australia che non si accontentava della periferia culturale, che rifiutava la dipendenza dall’asse Londra‑Los Angeles, che voleva costruire un proprio linguaggio. I Birdman non sono mai stati solo un gruppo: erano un’idea. Nel 1974, quando Deniz Tek e Rob Younger iniziano a suonare insieme, Sydney è una città che vive di cover band, di pub rock standardizzato, di un’industria musicale che non vuole rischiare. I Birdman portano Detroit, certo, ma portano soprattutto un’etica: autonomia, autodeterminazione, rifiuto del compromesso . Quell’etica attraversa Radios Appear , sopravvive a Living Eyes , e riemerge in Zeno Beach con una maturità diversa ma con la stessa postura politica: non compiacere,...

Recensione - Tiratura Limitata - Tiratura Limitata (Area Pirata Records, 2026)

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  Quando nel 1982 si forma la band milanese Tiratura Limitata , il punk sta già trasformandosi in hardcore accentuandone il carattere più radicale, con una forte valenza politica e di militanza che, unita all’attitudine DIY, trova un terreno fertile in Italia, con una scena diffusa e che segnò profondamente gli anni Ottanta, facendo proseliti in tutta Europa. Sebbene contemporaneo con i movimenti che si stavano sviluppando contemporaneamente negli USA e nel Regno Unito e in altre parti del mondo, il suono delle band italiane appariva più disperato più caotico, più veloce. I testi erano intrisi di rabbia urbana, precarietà, denuncia della repressione operata dalla polizia. Le band cantavano per lo più in italiano per essere più diretti ed efficaci. Su tutto spiccava poi il senso di comunità che univa tutti i protagonisti, indipendentemente dalle città di provenienza. In questo contesto i Tiratura Limitata irrompono con un’idea differente che è quella di riportare il punk alle sue...

Review - Radio Birdman – Zeno Beach reissue (Citadel, 2026)

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  La versione in italiano è stata pubblicata da Freakout Magazine Zeno Beach 2026 There are bands that are part of rock history. And then there are bands that are part of a country's history. Radio Birdman belongs to the second category. Not because they were mainstream – they never were – but because, since the 1970s, they embodied an idea of Australia that was not content with cultural peripherality, that rejected dependence on the London-Los Angeles axis, that wanted to build its own language. The Birdman were never just a band: they were an idea. In 1974, when Deniz Tek and Rob Younger started playing together, Sydney was a city that thrived on cover bands, standardised pub rock, and a music industry that didn't want to take risks. The Birdman brought Detroit, of course, but above all they brought an ethic: autonomy, self-determination, refusal to compromise. That ethic runs through Radios Appear , survives Living Eyes , and re-emerges in Zeno Beach with a differen...

Review - The Belair Lip Bombs – Again (Third Man Records, 2026) english version

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  How a young Australian band is rewriting jangle for a generation caught between nostalgia and hyper-presence Over the last fifteen years, Australia has become one of the most fertile laboratories for guitar music: an ecosystem in which jangle — that combination of bright guitars, gentle melancholy and melodic immediacy — has found new forms, new languages and new communities. It is a legacy that began in the 1980s, spread through the suburbs of Brisbane and Melbourne, and reached the bedrooms of a generation raised on streaming, precariousness and an almost stubborn desire for emotional sincerity. On their second album, Again , The Belair Lip Bombs fit surprisingly naturally into the long tradition of Australian jangle, a legacy rooted in the Go-Betweens and the Lucksmiths, which has found new life in the Melbourne scene in recent years. The band chooses not to replicate the shadowy melancholy of Flying Nun's New Zealand jangle, preferring a brighter, more pop, more emotionally ...