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Recensione - The Vipers - How About Some More (Area Pirata Records. 2026)

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  Ci sono ristampe che servono a rimettere in circolo un disco dimenticato, e poi ci sono ristampe che riscrivono la storia. How About Somemore? nella versione che oggi pubblica Area Pirata appartiene alla seconda categoria. Non perché trasformi i Vipers in ciò che non sono mai stati, ma perché restituisce finalmente la complessità di una band che ha vissuto più di quanto abbia pubblicato. Il secondo album dei Vipers venne originariamente pubblicato nel 1988 quando la scena garage revival newyorkese aveva già superato il suo momento di massima vitalità. Il disco, all’epoca, passò quasi inosservato: troppo tardi per cavalcare l’onda, troppo maturo per attirare l’attenzione dei puristi. Questa edizione, però, non si limita a riproporre il materiale originale: lo espande, lo contestualizza, e lo riporta al centro della discografia della band. Questa ristampa è la prova definitiva che i Vipers erano una band migliore di quanto la loro discografia ufficiale lasciasse intendere. I...

Recensione - Peter Sellers And The Hollywood Party – To Make A Romance Out Of Swiftness (Area Pirata, 2026)

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  Ci sono ristampe che servono a rimettere in circolo un oggetto raro, e ristampe che riscrivono la percezione di un disco. Questa edizione di  Area Pirata records appartiene alla seconda categoria. Pubblicato originariamente nel 1989 per l’etichetta della band Apples & Oranges , To Make A Romance Out Of Swiftness è sempre stato un album‑fantasma: celebrato da chi l ’ aveva incrociato, invisibile per tutti gli altri. È uno di quei lavori che sembrano esistere in una zona liminale, sospesi tra ciò che la scena italiana era e ciò che avrebbe potuto diventare. La nuova edizione del 2026, in tiratura limitata a 300 copie e confezione digipack tri-fold , non solo lo rende nuovamente disponibile: lo ricolloca nel suo giusto posto, come uno dei lavori più singolari e visionari del garage‑psych italiano. Non è un’operazione nostalgica: è un invito a riascoltare con orecchie nuove un disco che, per ragioni storiche più che artistiche, era rimasto ai margini. All’epoca della s...

Recensione - The Belair Lip Bombs – Again (Third Man Records, 2026)

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  Come una giovane band australiana sta riscrivendo il jangle per una generazione che vive tra nostalgia e iper ‑presenza  ( english version here ) Negli ultimi quindici anni, l’Australia è diventata uno dei laboratori più fertili per la musica chitarristica: un ecosistema in cui il jangle — quella combinazione di chitarre luminose, malinconia gentile e immediatezza melodica — ha trovato nuove forme, nuovi linguaggi, nuove comunità. È un’eredità che parte dagli anni ’80, attraversa i sobborghi di Brisbane e Melbourne, e arriva fino alle camere da letto di una generazione cresciuta tra streaming, precarietà e un desiderio quasi ostinato di sincerità emotiva. Nel loro secondo album, Again , i The Belair Lip Bombs si inseriscono con sorprendente naturalezza nella lunga tradizione del jangle australiano, un’eredità che affonda le radici nei Go-Betweens e nei Lucksmiths e che negli ultimi anni ha trovato nuova linfa nella scena di Melbourne. La band sceglie di non replicare la...

Recensione - Joyce Manor - I Used to Go to This Bar (Epitaph, 2026)

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  Un disco che parla di luoghi che cambiano, e di persone che provano a restare sé stesse C’è una scena, all’inizio del nuovo disco dei Joyce Manor , che sembra uscita da un film indipendente: un uomo entra in un bar che non frequenta più da anni. Le luci sono più fredde, i tavoli diversi, i volti quasi tutti nuovi. L’unica cosa familiare è quella sensazione di essere fuori posto. È da qui che nasce I Used to Go to This Bar , un album che non racconta tanto la nostalgia, quanto il momento esatto in cui ti rendi conto che non puoi più tornare indietro. Il settimo disco della band californiana dura appena 19 minuti, ma ha il passo di un ricordo che non smette di bussare. Le canzoni arrivano rapide, come pensieri che si accavallano mentre guidi verso casa, eppure ognuna sembra trattenere un mondo intero. Barry Johnson canta con una voce che non è più quella dei vent’anni: meno rabbia, più stanchezza; meno urgenza, più lucidità. È una voce che conosce il peso delle cose che fini...

Australia Sotterranea 1 - Pist Idiots - Cronache elettriche dal Sud Ovest di Sydney

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Da tempo sentivo il bisogno di tornare a raccontare quella parte di mondo che continua a pulsare lontano dai riflettori: la nuova scena australiana, fatta di band che vivono ai margini, che suonano nei pub, che trasformano la quotidianità in racconto. Questo articolo sui Pist Idiots è il primo capitolo di una serie di monografie dedicate proprio a loro: gruppi che non inseguono mode, ma costruiscono identità. Band che meritano di essere ascoltate, capite, archiviate. Una mappa sentimentale e genealogica dell’ Australia sotterranea , che nei prossimi mesi proverò a tracciare poco alla volta. Pist Idiots - Cronache elettriche dal Sud Ovest di Sydney Dal cuore della suburbia australiana, tra pub che odorano di birra e strade illuminate male, quattro ragazzi trasformano la stanchezza in linguaggio, la frustrazione in ritmo, la vulnerabilità in forza. Idiocracy è il loro romanzo di formazione: un disco necessario, figlio di una genealogia che parte dai Saints e arriva fino ai sobborghi d...

Recensione - Ye Vagabonds – All Tied Together (River Lea,2026)

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  C’è un rischio, quando si parla degli Ye Vagabonds , che la critica corre da anni: quello di scambiare la delicatezza per profondità, la cura artigianale per visione, la quiete per maturità. All Tied Together , il nuovo album dei fratelli Mac Gloinn, è forse il punto in cui questo rischio diventa più evidente. È un disco impeccabile, elegante, registrato con una sensibilità quasi ascetica. Ma è anche un lavoro che, proprio nella sua compostezza, rivela un limite: la difficoltà di trasformare la propria poetica in qualcosa che davvero spinga avanti il discorso folk contemporaneo. La scelta di pubblicare un album composto interamente da brani originali è, sulla carta, un gesto importante. Gli Ye Vagabonds hanno costruito la loro reputazione sulla capacità di abitare la tradizione senza museificarla, di farla risuonare nel presente. Ma qui, paradossalmente, l’abbandono del repertorio tradizionale non produce un salto creativo: produce un disco che sembra voler dimostrare una matur...

Recensione - Radio Birdman – Zeno Beach ristampa (Citadel, 2026)

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  Ci sono band che fanno parte della storia del rock. E poi ci sono band che fanno parte della storia di un Paese. I Radio Birdman appartengono alla seconda categoria. Non perché siano stati mainstream — non lo sono mai stati — ma perché hanno incarnato, fin dagli anni ’70, un’idea di Australia che non si accontentava della periferia culturale, che rifiutava la dipendenza dall’asse Londra‑Los Angeles, che voleva costruire un proprio linguaggio. I Birdman non sono mai stati solo un gruppo: erano un’idea. Nel 1974, quando Deniz Tek e Rob Younger iniziano a suonare insieme, Sydney è una città che vive di cover band, di pub rock standardizzato, di un’industria musicale che non vuole rischiare. I Birdman portano Detroit, certo, ma portano soprattutto un’etica: autonomia, autodeterminazione, rifiuto del compromesso . Quell’etica attraversa Radios Appear , sopravvive a Living Eyes , e riemerge in Zeno Beach con una maturità diversa ma con la stessa postura politica: non compiacere,...