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Live report - The Peawees live at Arci Magma, Roma 16.05.2026

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  Il rock’n’roll sa darti delle certezze, ma a volte anche delle sorprese non da poco. Per dirla in breve è questa la sensazione che mi ha lasciato il concerto tenuto a Roma dai The Peawees , andato in scena lo scorso sabato 16 maggio al circolo ARCI Magma nel quartiere di Tor Pignattara. La band di La Spezia, capitanata da Hervé Peroncini , tornava a Roma a otto anni di stanza dall’ultimo concerto ed era alla seconda data di un tour che toccherà alcune città italiane prima di recarsi in Inghilterra e Spagna ma, soprattutto, era reduce da una breve e fortunata tournée in Giappone che ha ribadito la statura internazionale conquistata in un trentennio di attività. E la sorpresa di cui parlavo all’inizio, si è palesata subito, non tanto perché li avrei visti in un piccolo a me sconosciuto club, quanto perché mai mi sarei aspettato di assistere ad un concerto in una vera e propria cantina che tutto potrebbe ospitare tranne che dei concerti con un pubblico senza che vi siano le min...

Recensione - The Stripp - Life Imitates Art (Ghost Highway Recordings, 2026)

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In un mondo di dischi che chiedono attenzione a colpi di concept e metadati, “Life Imitates Art” fa la cosa più semplice: suona . Sembra registrato con l’idea che, prima o poi, qualcuno dovrà portarlo su un palco appiccicoso, davanti a un pubblico che non è disposto a fare sconti a nessuno. I The Stripp arrivano dal sottosuolo di Melbourne (terra che da decenni produce rock come se fosse un bene di prima necessità) e qui impastano hard rock di scuola australiana, Hi-energy rock’n’roll, nervo punk e una certa disciplina power-pop: canzoni da tre minuti che sanno quando entrare, quando mordere e quando lasciare il segno di un ritornello. Pubblicato ufficialmente il 23 gennaio 2026, Life Imitates Art arriva grazie al sostegno di un’alleanza internazionale di etichette. L’edizione australiana è curata da Bottom of the Barrel , quella riservata al mercato statunitense è di Spaghetty Town Records . In Europa, la distribuzione è affidata ai veterani spagnoli di Ghost Highway Recordings ...

Recensione - Social Distortion - Born to Kill (Epitaph Records)

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  Quindici anni di silenzio, una convalescenza, quasi cinquanta anni di strada percorsa: Mike Ness torna a fare ciò che gli riesce meglio—scrivere canzoni che profumano di vita vissuta tra rimpianto e redenzione, con il punk che abbraccia il rock’n’roll a braccia larghe. Born to Kill non è semplicemente il ritorno discografico dei Social Distortion dopo una lunghissima assenza: è il documento di un uomo che ha attraversato la malattia, la paura, la solitudine, la memoria, e che ha deciso di tornare a raccontarsi senza filtri. Mike Ness, sopravvissuto a un tumore e a un decennio di vicende personali, costruisce qui un’opera che non è solo musicale: è autobiografia, resa dei conti, rito di rinascita . L’intero album è attraversato da una tensione costante: la lotta tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare . La produzione di Dave Sardy insieme allo stesso Ness, gioca sul confine più difficile: far suonare tutto grezzo senza risultare sciattamente “lo-fi”,...

Recensione - Charlie Risso – Rituals

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  Con Rituals , Charlie Risso firma il suo lavoro più definito e riconoscibile. L’album, pubblicato il 3 aprile 2026, si presenta come un concept che attraversa dream pop, dark folk e suggestioni avant‑pop, mantenendo una forte impronta personale. Undici brani che funzionano come tappe di un percorso interiore, tra fragilit à della fede, solitudine creativa e desiderio di trasformazione. Rituals non è solo un’evoluzione rispetto ai dischi precedenti: è un cambio di prospettiva. L’artista genovese abbandona definitivamente la forma-canzone tradizionale per costruire un universo sonoro che vive di simboli, di ombre, di dettagli che diventano rivelazioni. È un album che non si limita a raccontare emozioni: le mette in scena. Il disco si muove tra dream‑folk, elettronica minimale e un immaginario cinematografico che richiama tanto l ’ America desertica quanto l ’ Europa del nord. Risso lavora per sottrazione: arrangiamenti essenziali, ritmi lenti, una voce che non cerca mai i...

Review - HEDGE BURNERS – Fall Out of the Future (Legless Records)

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  There is a certain hour of the night in Melbourne when the city seems to breathe a life of its own. The streets are empty, the traffic lights flash like the headlights of a ship that will never arrive, and the wind carries the scent of the sea even when you are miles from the coast. It is at that hour that Fall Out of the Future seems to take shape: not as an album, but as an atmospheric phenomenon. And it is something deeply unsettling and magnetic that materialises. Fall Out of the Future does not merely describe the city: it inhabits it, traverses it, observes it as it crumbles under the weight of time, memory and its own contradictions. Steph Hughes (vocals and guitar, formerly of DICK DIVER and BOOMGATES), Arron Mawson (guitar, active member of STIFF RICHARDS and SPLIT SYSTEM, with a significant history in DOE St.), Alex Gionis (drums, formerly of BOOMGATES and THE GREEN CHILD), together with bassist Jackson Allen , craft a work that seems recorded at the very momen...

Recensione - Deniz Tek - The Beat (Wild Honey Records)

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  C’è qualcosa di profondamente umano in The Beat , qualcosa che va oltre la musica e oltre la discografia di Deniz Tek . È un album che non sarebbe mai potuto nascere se non in questo preciso momento della sua vita artistica: un disco costruito sulle tracce di batteria lasciate da Ric Parnell , scomparso nel maggio 2022, dieci anni prima, durante le sessioni di Mean Old Twister . Non erano take pensate per diventare un album. Erano frammenti, gesti, impulsi. Le sessioni sono state registrate in modo casuale, poi messe da parte e dimenticate. Anni dopo, Ron Sanchez (chitarrista dei Donovan’s Brain e titolare della Career Records )   si è imbattuto nelle registrazioni e le ha inviate a Deniz. Ascoltandole di nuovo per la prima volta dopo quasi un decennio, Tek è rimasto colpito dalla loro chiarezza. Le tracce di batteria di Ric non erano idee vaghe o schizzi approssimativi. Ogni take era vicino alla perfezione. Concentrate, musicali, complete. Quelle esecuzioni oggi, diventa...

Review - Station Model Violence – Station Model Violence (Anti Fade Records)

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A “dense beast” of motorik post-punk blending jangle, sax and feedback: an Australian debut that transforms tension into trance There are records that take you by the hand and lead you into their world; and then there are records that throw the door open, push you into a room already in motion, and ask you to keep up. Station Model Violence ’s self-titled debut belongs to the latter category: a perpetual motion machine built on motorik beats, looped guitars that sparkle and scratch, saxophone interludes and sudden piano appearances, all held together by a dry, almost monotonous voice that never seeks theatricality but nails the songs’ meaning to the floor. Behind this compactness lies a story of migration, forced stagnation and new urgencies. Daniel “DX” Stewart (Total Control, UV Race) moved to Sydney after the long years of lockdown and, instead of starting afresh with a solo project, put together a proper band: Buz Clatworthy and Alan Gojak (R.M.F.C.), Micky Grossman and Michael...