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Recensione - Marco Sanchioni - Canzoni per anime consapevoli e umane genti (Autoprodotto, 2025)

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  Marco Sanchioni appartiene a quella ristretta categoria di artisti che non inseguono il proprio tempo, ma lo attraversano in diagonale. La sua opera non è mai stata allineata al mainstream, né alle mode dell’indie italiano: è un percorso laterale, coerente, ostinato, che ha trasformato la fragilità in metodo e la consapevolezza in poetica. Se la musica italiana degli ultimi vent’anni ha spesso oscillato tra estetizzazione del disagio e ironia difensiva, Sanchioni ha scelto un’altra strada: la serietà come atto rivoluzionario. Marco Sanchioni è tornato, un po’ di mesi fa, con un album che sembra scritto in un tempo sospeso, dove le parole hanno ancora un peso e la musica non è un sottofondo ma un compagno di viaggio. Canzoni per anime consapevoli e umane genti è un titolo che potrebbe sembrare troppo grande, ma qui non c’è arroganza: c’è un bisogno. Quello di dire qualcosa che non si può più rimandare. Uno di quei dischi che non cercano di piacere. Cercano di parlare.E se s...

Recensione - The Cribs - Selling A Vibe (PIAS, 2026)

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  I The Cribs sono una band che ha sempre bilanciato punk e pop, mantenendo una forte autenticità e una certa distanza dal mainstream commerciale. Nel loro nono album, "Selling A Vibe", scelgono di collaborare con il produttore Patrick Wimberly (ex Chairlift), portando un tocco pop anni '80 senza però snaturare il loro sound indie rock. Selling A Vibe rappresenta una naturale evoluzione del sound della band dei fratelli Jarman: il trio mantiene la sua identità punk-pop, ma introduce una maggiore apertura verso sonorità pop contemporanee, grazie appunto alla produzione di Patrick Wimberly . Tuttavia, non si tratta di una svolta radicale: le chitarre distorte, le melodie accattivanti e la scrittura diretta rimangono centrali, ma sono arricchite da arrangiamenti più puliti e da una precisione pop che nei dischi precedenti era meno marcata, evitando comunque svolte commerciali forzate. Se in passato la band aveva lavorato con produttori come Steve Albini, Edwyn Collins...

Recensione - Blondshell - Another Picture (Partisan Records, 2025)

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  “Another Picture” è l'edizione deluxe dell'acclamato album “If You Asked for a Picture ” pubblicato a maggio di quest’anno di Blondshell . Più che una tipica edizione deluxe, “Another Picture” lo ripropone con l’aggiunta di una nuova canzone e cover di Conor Oberst, Folk Bitch Trio e altri artisti: una versione ampliata e rivisitata di un disco già di per sé interessante. Per il suo secondo album come Blondshell, la cantautrice di Los Angeles Sabrina Teitelbaum dimostra di essere una delle cantautrici emergenti più interessanti degli anni 2020, confezionando due album di pregevole fattura che miscelano indie rock confessionale e struggente con varie sfumature tipiche dell’alternative rock degli anni Novanta che possono spaziare dal dream pop a suoni che rasentano talvolta il noise, con le chitarre sature, e talvolta il lo-fi. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante restano i testi estremamente personali attraverso i quali la cantautrice scandaglia il suo vissuto cerca...

Recensione - The Carnival Of Fools - Towards The Lighted Town (Area Pirata, 2025)

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Dopo avere lo scorso anno pubblicato su cd l’intera discografia dei Carnival Of Fools , la label pisana Area Pirata Records aggiunge un nuovo capitolo alla sua meritoria opera di archeologia musicale, tornando sulla prima band di Mauro Ermanno “Joe” Giovanardi    pubblicando per la prima volta, rimasterizzato e stampato su vinile, il terzo e ultimo album “Towards The Lighted Town” uscito nel lontano 1993 solo in formato CD per la Vox Pop. All’epoca della pubblicazione dell’album, i Carnival of Fools avevano trovato uno stile distintivo e personale, raggiungendo una solida credibilità internazionale che li portò ad aprire i concerti italiani di leggendarie band australiane come i Beasts of Bourbon e i Bad Seeds di Nick Cave scelti dopo che Mick Harvey ascoltò questo disco tramite Hugo Race. Lo stesso Kim Salmon dei Beasts of Bourbon ebbe a dire dei COF che “se fossero stati una band australiana avrebbero avuto visibilità e risonanza internazionale” . Cosa assolutamente ver...

Il rock australiano del 2025 in 1+20 album

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In Australia la scena rock è vivida come non mai e anche se oggi dalle nostra parti non ha la visibilità che aveva negli anni Ottanta, vuoi per la difficile reperibilità dei dischi, nonostante la facilità di accesso attraverso le piattaforme di streaming, e per il poco spazio che le riviste specializzate le riservano,. Nonostante ciò alcuni appassionati giornalisti italiani, ridotti oramai ad un esiguo numero di “carbonari”,  non si arrendono e riescono a piazzare qua e là qualche recensione. Personalmente continuo ancora oggi a seguire con attenzione quello che succede nel lontanissimo continente oceanico, portando a casa ogni anno tanti bei dischi che accompagnano le mie giornate con ascolti sempre soddisfacenti.  Quello che segue è il mio personale best of riservato alla musica australiana del 2025, certamente non proprio esaustivo di tutto quello prodotto ma di sicuro scelto con la cura dell’appassionato che mi reputo di essere. ALBUM FUORI CATEGORIA THE NEW CHRISTS - The ...

Recensione - Oslo Tapes - Låst Comet (Worst Bassist Recs lp, Grazil Records cd-tape, Golden Robot Records dgt, 2025)

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  Marco Campitelli , nato e cresciuto a Lanciano, ha mosso i suoi primi passi nel mondo della musica sul finire degli anni ’90 con la band The Marigold con i quali ha pubblicato sei album tra il 2004 e il 2021, in cui ha proposto la sua visione di rock alternativo tra post hardcore, noise, post rock e heavy con venature ambient. Parallelamente a questa esperienza, dopo un viaggio in Norvegia avvenuto all’inizio del 2010, ha fondato OSLO TAPES che era fondamentalmente un progetto solista aperto ad innumerevoli collaborazioni, volto a esplorare i territori del avant-kraut-psych unito a quell’immaginario norvegese esplorato dai Motorpsycho negli album “The Tower” (2017) e “The Crucible” (2019), “The All Is One” (2020) compresi nella loro cosiddetta trilogia di Gullva ̊g . Con la supervisione e il supporto dell'amico Amaury Cambuzat (faUSt / Ulan Bator), Campitelli ha via via perfezionato la sua idea musicale per OSLO TAPES partendo dall’omonimo disco d’esordio del 2013 e allargand...

Recensione – Radioactivity – Time Won’t Bring Me Down (Wild Honey, 2025)

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  Cosa sarebbe il mondo del rock senza le etichette indipendenti? Sicuramente un posto diverso dove ci saremmo persi tante band e dischi degni di nota di cui non avremmo conosciuto l’esistenza. Proprio nelle piccole label sparse in giro per il mondo, messe in piedi con pochi mezzi e tanta passione, sono nati e cresciuti fior di musicisti che in più di mezzo secolo alimentano il sacro fuoco del rock’n’roll, accanto ai colossi cui spesso e volentieri hanno fornito gli spunti sulle nuove correnti da seguire. Faccio questa premessa per mettere in risalto ancora una volta il meritorio lavoro di produzione che una label indipendente italiana come la Wild Honey Records porta avanti da anni, incurante delle mode, tenendo presente un solo dogma: la qualità della musica proposta ad ogni nuova uscita, proprio quello che possiamo riscontrare in questa sua ultima produzione: Time Won’t Bring Me Down dei Radioactivity. Il merito della label spezzina, con un piede a Bergamo, stavolta è rappre...