Recensione Tyler Ballgame – For the First Time, Again (rough Trade, 2026)
C’è qualcosa di profondamente anacronistico e, allo stesso tempo, sorprendentemente necessario in For the First Time, Again , il debutto di Tyler Ballgame . È un disco che sembra arrivare da un’altra epoca, ma non come esercizio di stile: piuttosto come se qualcuno avesse trovato un vecchio nastro analogico in un cassetto di Laurel Canyon e avesse deciso di farlo suonare oggi, senza restaurarlo troppo, lasciando che le imperfezioni raccontassero la loro storia. Ballgame — voce da crooner ferito, presenza da outsider che non ha mai davvero scelto di esserlo — costruisce un album che vive interamente sulla sua vocalità. È una voce che non si limita a cantare: interpreta, sostiene, cede, si rialza. Una voce che conosce la teatralità di Roy Orbison , la malinconia di Lennon , la morbidezza di Nilsson , ma che non si appoggia mai del tutto a nessuno di loro. È un timbro che sembra aver imparato più dalla vita che dalla tecnica, e questo lo rende immediata...