Recensione - Tiratura Limitata - Tiratura Limitata (Area Pirata Records, 2026)

 


Quando nel 1982 si forma la band milanese Tiratura Limitata, il punk sta già trasformandosi in hardcore accentuandone il carattere più radicale, con una forte valenza politica e di militanza che, unita all’attitudine DIY, trova un terreno fertile in Italia, con una scena diffusa e che segnò profondamente gli anni Ottanta, facendo proseliti in tutta Europa.
Sebbene contemporaneo con i movimenti che si stavano sviluppando contemporaneamente negli USA e nel Regno Unito e in altre parti del mondo, il suono delle band italiane appariva più disperato più caotico, più veloce. I testi erano intrisi di rabbia urbana, precarietà, denuncia della repressione operata dalla polizia. Le band cantavano per lo più in italiano per essere più diretti ed efficaci. Su tutto spiccava poi il senso di comunità che univa tutti i protagonisti, indipendentemente dalle città di provenienza.

In questo contesto i Tiratura Limitata irrompono con un’idea differente che è quella di riportare il punk alle sue origini, rallentando il suono e contaminandolo con il reggae, lo ska, tanto da venire subito etichettati con non poca esagerazione, come i “Clash di Milano”. La formazione originale era composta da Enzo Mosca alla voce, Geno De Angelis al basso, Roberto Rizzo alla batteria e Nique De Angelis alla chitarra.

Dopo essersi fatti le ossa sui palchi del mitico Virus di Milano e dei centri sociali che accoglievano le band della scena, I TL entrano in studio, insieme agli amici Shockin’ TV per registrare e dare alle stampe uno split EP dal titolo “Milano 1983” divenuto oggetto di collezionismo, nonostante una ristampa del 2016.

Nel dicembre del 2020, in pieno lockdown, Geno De Angelis – bassista della band – propone la realizzazione di un disco commemorativo dei Tiratura Limitata con l’idea di mettere su vinile il maggior numero di brani del gruppo scritti e registrati dal 1982 al 1987, anno di scioglimento dei Tielle.
A causa della malattia e della scomparsa di Geno, avvenuta nel 2022, la realizzazione e la produzione del disco sono stati messi in pausa fino ad oggi e ripresi da Area Pirata Records che ha pubblicato un vinile di 9 brani arricchita da un voucher per scaricare in digitale tutti i brani più bonus track live che comprende in pratica tutto il materiale scritto dalla band.

Nel disco, sulla facciata A ci sono i 4 brani registrati in studio su un 16 tracce che dovevano finire su un Ep da pubblicare nel 1985 ma che non vide mai luce.
Sulla facciata B, 4 brani registrati con un ghetto blaster, un registratore a cassette portatile, nella sala prove di Villa Amantea tra il 1985 e il 1986. Conclude la facciata un brano live registrato @Acqua Potabile di Milano nel 1985.

A questi brani storici è stata aggiunta una versione di Doesn’t make it alright degli Specials registrata a maggio 2025 con Stefano Traldi dei Rappresaglia al basso a risuonare le parti di Geno, Andrea Scaglia dei Ritmo Tribale, Stingo e Marco Rotondo degli Shockin’TV e Roberto Rizzo ai cori più Andrea Luciano, già sassofonista della band, insieme ad Ivan Padovani tromba e Davide Mazza trombone nella sezione fiati.

La registrazione di questo brano era già stata programmata con Geno ma anche questo progetto non fu portato a termine.

Come tutti i progetti di archeologia musicale operati da Area Pirata in questi anni, anche nel caso dei TL occorre fare un plauso alla label pisana per avere riportato alla luce brani anthemici come “Cheyenne” il reggae bianco di “Anche Se Volessi”, il pub rock di “Troppo Solo”, le incursioni nei territori dub di “Depressione”, i ritmi in levare di “Facciamo Qualcosa” oltre all’ottima rilettura “moderna” del brano degli Specials citato in precedenza e che doveva riportare il nome dei Tiratura Limitata nel circuito indipendente italiano.

Che i TL non fossero poi avulsi dal contesto che stava esplodendo in quegli anni lo si può ascoltare soprattutto in alcuni passaggi dei brani live presenti nella versione digitale dove possiamo apprezzare il loro tentativo di approcciare il suono hardcore in particolare in brani come “Odia”.

Un recupero essenziale che porterà molti a scoprire una band che seppure, avesse chiari riferimenti stilistici, sapeva proporsi con autenticità.

Pubblicato la prima volta su FreakOut Magazine il 27/02/2026

 

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