Recensione - The Vipers - How About Some More (Area Pirata Records. 2026)

 

Ci sono ristampe che servono a rimettere in circolo un disco dimenticato, e poi ci sono ristampe che riscrivono la storia. How About Somemore? nella versione che oggi pubblica Area Pirata appartiene alla seconda categoria. Non perché trasformi i Vipers in ciò che non sono mai stati, ma perché restituisce finalmente la complessità di una band che ha vissuto più di quanto abbia pubblicato.

Il secondo album dei Vipers venne originariamente pubblicato nel 1988 quando la scena garage revival newyorkese aveva già superato il suo momento di massima vitalità. Il disco, all’epoca, passò quasi inosservato: troppo tardi per cavalcare l’onda, troppo maturo per attirare l’attenzione dei puristi. Questa edizione, però, non si limita a riproporre il materiale originale: lo espande, lo contestualizza, e lo riporta al centro della discografia della band.

Questa ristampa è la prova definitiva che i Vipers erano una band migliore di quanto la loro discografia ufficiale lasciasse intendere. Il disco originale, già di per sé solido, suona qui più nitido e più coerente, anche se non riesce a scrollarsi di dosso una certa patina “post‑revival” che lo rende meno urgente del debutto.

Le prime undici tracce ripropongono fedelmente l’album pubblicato dalla Midnight Records. Il suono è quello della fase più matura dei Vipers: meno abrasivo rispetto agli esordi, più melodico, più attento agli arrangiamenti e mostrano una New York diversa da quella dei primi anni Ottanta: meno selvaggia, più disillusa, più adulta.

Il disco originale, già di per sé solido, acquista nuova vita grazie alla rimasterizzazione: il suono è più definito, l’organo più presente, le chitarre più nitide.

“Rules of Love” e “Need Some Lovin’” mostrano la loro abilità nel coniugare garage e pop senza perdere identità. “How About Somemore?” resta la sintesi perfetta del disco: un brano misurato, urbano, elegante. “Too Bad” e “Talking to Stone” rappresentano il lato più introspettivo e disilluso della band. Questi due brani, insieme a “Rules of Love” raccontano una città che ha smesso di credere nelle rivoluzioni ma non ha perso la capacità di ferire. La band suona più consapevole, più attenta alle sfumature, meno interessata a impressionare.

Le sette bonus track aggiunte da Area Pirata rendono questa ristampa davvero preziosa, perché non sono semplici riempitivi: non semplici extra, ma frammenti di un percorso, la prova che i Vipers erano una band in continua trasformazione, capace di passare dalla ruvidità dei singoli alla maturità degli album senza perdere identità.

La cover del brano dei Kinks “I’m Not Like Everybody Else” che i Vipers trasformano in un brano loro, con un’intensità vocale che supera molte versioni revival dell’epoca, è una scelta perfetta per aprire la sezione bonus: un ponte tra influenze e identità. mentre “Find Another” e “Pretty Lies” mostrano una band che, quando non cercava di sembrare adulta, funzionava meglio. “Dust in My Pants” è un lampo di sfrontatezza, un ricordo di quando tutto era più veloce e più rumoroso. Le versioni demo — soprattutto “Rules of Love” — rivelano che i Vipers erano più spontanei e incisivi prima che la produzione li rendesse “presentabili”.

Non tutto è indispensabile, certo. Alcuni brani restano minori, e la tracklist espansa rischia di diluire l’impatto dell’album originale. Ma nel complesso, questa ristampa è la versione più completa e onesta del disco. E per una band come i Vipers, l’onestà vale più della perfezione.

È una ristampa che non celebra il passato: lo illumina. E ci ricorda che il garage, quando è vero, non invecchia mai.

Pubblicato la prima volta su Freak Out Magazine il 18/03/2026


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