Recensione - Dinosaur Jr. - There Near (Jagjaguwar, 2026)
Joseph Donald Mascis Jr. ha iniziato suonando la
batteria, prima in un ensemble jazz scolastico e poi nella band hardcore Deep
Wound, prima di passare alla chitarra a sei corde e diventare famoso come J
Mascis, uno degli “dei della chitarra” più venerati della Generazione X. Mascis
ha fondato i Dinosaur nel 1984 insieme ad altri due adolescenti di Amherst, nel
Massachusetts: il batterista Emmett Jefferson Murphy III, meglio
conosciuto semplicemente come Murph, e il bassista dei Deep Wound Lou
Barlow.
Il trio iniziò a proporre una combinazione all’apparenza
sconclusionata, di aggressività punk e rock classico ricco di assoli di
chitarra, che li portò ad essere ben presto banditi dai locali della loro
città, ma con i primi concerti a New York conquistarono il rispetto di band
influenti come i Big Black e Sonic Youth, tanto che il secondo
album You’re Living All over Me, uscì nel 1987 per la più importante
etichetta indie rock del decennio, la SST Records.
In quello stesso anno, i Dinosaurs, un supergruppo di San
Francisco composto da membri di band degli anni ’60 come i Jefferson
Airplane e i Grateful Dead, intentarono una causa per il nome della
band, cosa che portò il trio ad aggiungere un semplice “jr.” alla copertina
delle successive ristampe dei primi due album della band. Col senno di poi, è
apparso evidente quanto Dinosaur Jr. risulti un nome più azzeccato, che
in qualche modo esprime perfettamente il fatto che questi tre ragazzi giovani e
senza pretese del Massachusetts, quando suonavano insieme, sembravano una
bestia preistorica.
Nel 1988, Mascis scrisse uno degli inni più rappresentativi della scena indie rock americana, “Freak Scene”, e contribuì a ispirarne un altro, “Teen Age Riot” dei Sonic Youth. Mascis stava diventando il principale poeta slacker dell’alternative rock, capace di scrivere con disinvolta vulnerabilità delle emozioni travolgenti che gli facevano venire voglia di vomitare. Con Bug i Dinosaur Jr. hanno inventato la loro formula di noise/pop più o meno nello stesso periodo in cui gli Hüsker Dü stavano sperimentando alcune delle stesse idee, tutte rese popolari da una band da loro ispirata chiamata Nirvana.
Ma questo è anche l’album della diaspora interna. L’unica traccia di Bug in cui Lou Barlow è voce solista, tuttavia, lasciava intravedere la tensione che regnava all’interno dei Dinosaur Jr. in quel periodo, con il bassista che urlava ripetutamente «Why don’t you like me?» nella lunga e rumorosa traccia di chiusura “Don’t”. Mascis espulse Barlow dalla band subito dopo aver terminato il tour promozionale di Bug, e nessuno dei due sembra oggi guardare con affetto a quel periodo, per quanto eccellenti siano i brani migliori dell’album.
J Mascis (che, dopo l’espulsione di Barlow, è stato in
pratica i Dinosaur Jr.) ha un suono tutto suo: chitarre distorte alla Neil
Young, voce incerta e una padronanza impressionante delle dinamiche rock, che
trasmettono un senso di isolamento e implosione psichica, anche quando i suoi
testi parlano di serenità.
Negli anni successivi Mascis scrive alcuni degli album di
maggior successo dei Dinosaur Jr.: Green Mind (1991) con brani come “The
Wagon” e “Puke + Cry”. “Where You Been* (1993) il disco che rende
popolari i Dinosaur Jr. forte di singoli molto radiofonici come “Start
Choppin’” e brani dal sapore folk come “Goin’ Home” e “Get Me”
che verranno ripresi perfettamente nell’album acustico dal vivo di Mascis del
1996, Martin + Me, ma Mascis, Murph e il nuovo bassista Mike Johnson
continuano a dare il meglio di sé in brani come “Hide” e “On the Way”.
Il singolo di punta di Without a Sound (1994), “Feel
the Pain”, è stato l’unico successo dei Dinosaur Jr. nella Hot 100,
trainato da un riff di chitarra solista travolgente e da un divertente video
diretto da Spike Jonze che è stato trasmesso in heavy rotation su MTV. Il resto
dell’album non è del tutto all’altezza di quello standard elevato, cosa questa
che verrà confermata nel successivo canto del cigno Hand It Over (1997).
Quando, grande sorpresa di quasi tutti, la formazione
originale dei Dinosaur Jr. si è riunita nel 2005, in pochi avrebbero
immaginato che il trio di Amherst nei secondi venti anni di carriera, sarebbero
stati capaci di produrre alcuni dei migliori album della loro discografia e di
essere in grado di introdurre la stessa vitalità che nel 1985 incanalarono nel
disco Dinosaur, pubblicato dalla Homestead Records, la prima
etichetta discografica di Gerard Cosloy, futuro fondatore della Matador
Records. Una cosa questa che ci porta ad affermare che i Dinosaur Jr. sono
diventati una delle pochissime band di cui si possa dire che abbiano realizzato
grandi album in cinque decenni diversi.
Per realizzare There Near, J Mascis ha
recentemente raccontato di seguire l’esempio di Rick Rubin «Si sente
sempre dire che Rick fa sempre sedere le band che produce ad ascoltare il loro
primo album e dice: “Torniamo a quel suono”. Quindi ho semplicemente seguito il
suo consiglio».
Per tornare a quel suono, decisivo è stato l’acquisto di un
amplificatore Mesa Boogie MK 1 degli anni ’70. «Ho comprato lo stesso
amplificatore che aveva Chris Dixon quando abbiamo registrato il nostro
primo album», dice J. «Chris ci ha registrato a casa sua con il suo
amplificatore. Ha un suono davvero interessante che non sentivo da un po’. Ed è
qualcosa a cui stavo cercando di tornare in questo album. Gli Stones iniziarono
a usare i Mesa Boogie negli anni ’70 dopo aver sentito Santana suonare con
quelli. Poi i Clash copiarono gli Stones, e così via. Con il passare degli
anni, passando all’MK 2 e così via, il Boogie ha assunto un suono più metal. Ma
l’MK 1 ha un suono Fender potenziato».
Il risultato è quello di un album che non cerca di
reinventare la band, ma di riconnetterla filologicamente ai suoi esordi,
evitando ogni effetto nostalgico: un’operazione perfettamente riuscita visto
che è ricco di riff imponenti e dell’interazione caratteristica del trio.
In There Near Il rumore è trattato come categoria
teorica — materiale, affettiva, mnemonica — e come forma culturale che
attraversa quarant’anni di musica indipendente statunitense. Come sostiene Paul
Hegarty, (in Noise/Music: A History, Bloomsbury, 2007) il noise è ciò che
“resiste alla codifica”, ciò che sfugge alla funzione comunicativa del suono
per affermare la propria materialità. I Dinosaur Jr. hanno occupato una
posizione singolare in questa genealogia: non hanno usato il rumore per
distruggere la melodia, ma per ferirla, deformarla, renderla
emotivamente instabile.
I testi che J Mascis ha scritto per questo disco sono
frammenti emotivi, impressioni, micro‑narrazioni che non cercano mai di
chiudersi in un significato univoco: Mascis non racconta storie, racconta stati
d’animo.
Il singolo Several Got Away che apre il disco è
emblematico: sembra parlare di perdita e disorientamento, ma senza mai fissare
un punto fermo. Il videoclip, con le sue mani di fuoco fluttuanti e l’estetica
“da giardino di casa”, amplifica questa sensazione di minaccia domestica, di
inquietudine quotidiana.
Il lamento elettrico di No Friends è uno dei brani
meglio riusciti dell’album accanto ai due pezzi scritti da Lou Barlow: Blowin’
Up e No One’s Ready uniscono l’estetica dei Sebadoh ai fuochi
d’artificio chitarristici di Mascis con grande efficacia, con testi che suonano
come attacchi mirati e tempestivi al potere attuale.
Everything At Once è la classica pop song che segna
in maniera perfetta l’estetica dei Dinosaur Jr., stessa cosa dicasi anche per
brani come Clam Along, brano più rilassato, ma con un fondo di
inquietudine. Nella ballata Walk Me Back Mascis chiede di essere
riportato indietro, ma non dice dove.
Ma il brano più significativo è Put It Down con il
basso di Barlow che scava, Mascis che strattona con i suoi fraseggi dal
sapore psichedelico, Murph che tiene tutto insieme. Sarebbe il brano perfetto
per chiudere l’album, ma stranamente cede il passo alla No One’s Ready di
Barlow che sembra lasciare tutto in sospeso, in attesa del prossimo capitolo.
There Near non è un disco che sorprende, perché
conferma tutto ciò che sappiamo ed abbiamo imparato ad amare in questi
quarant’anni di frequentazione con la musica dei Dinosaur Jr. ed è un
album che si colloca nella loro migliore produzione, specialmente in quella
della seconda fase. Per chi ama la melodia intrisa di rumore non potrebbe
esserci niente di meglio al giorno d’oggi.

Commenti
Posta un commento