Australia Sotterranea - I dischi - 1 -The Celibate Rifles – The Turgid Miasma of Existence (Hot Records, 1986)
Metà anni ’80: l’Australia sta entrando nella sua fase post‑industriale. Le città si verticalizzano, i sobborghi si espandono, la cultura alternativa si professionalizza. Le etichette indipendenti (Citadel, Waterfront, Hot) diventano infrastrutture. Nel giugno del 1986 quando The Turgid Miasma of Existence esce per Hot Records, i Celibate Rifles non sono più una promessa né un fenomeno locale: sono una istituzione parallela, una specie di servizio pubblico del rock indipendente australiano.
Eppure, non sono né lo diventeranno mai un gruppo per tutti:
il loro rock di derivazione punk è troppo anticonvenzionale per appassionare i
cultori del genere, men che meno quelli poco inclini a scostarsi dal rock
mainstream. Sono e resteranno per sempre un gruppo di culto ma che è riuscito a
fare proseliti tra gli appassionati del rock alternativo di ogni parte del
mondo, che in quegli anni vedevano l’Australia come una vera e propria terra
promessa.
Formatisi alla periferia di Sydney nel 1979, i Celibate
Rifles hanno sempre ruotato intorno al duo di chitarristi composto da Kent
Steedman e Dave Morris e al cantante Damien Lovelock scomparso
nel 2019. «L'energia, l'umorismo e il disprezzo per le mode della band
contraddistinguono i primi Rifles come una vera band garage in un mare di
gruppi commerciali», una caratteristica che seppure rimanga quasi invariata
nel tempo, li ha portati a produrre dischi nei quali far confluire atmosfere
abbastanza variegate.
I Celibate Rifles nascono in un punto preciso della
mappa culturale australiana: le Northern Beaches di Sydney, terreno da sempre
fertile per l’Aussie-rock, ed hanno saputo inglobare tratti diversi di band
contemporanee che in quegli anni portarono alla ribalta internazionale il rock
del continente australe. Come i Lime Spiders usavano il garage come
linguaggio quotidiano, utilizzavano l’ironia al pari degli Hard-Ons e
l’intensità dei Died Pretty scevra del carattere melodrammatico.
Deniz Tek leggendario chitarrista dei Radio Birdman
li ricorda così: “I Rifles non erano nostri figli né nostri fratelli. Erano
una specie di cugini anarchici. Facevano le cose a modo loro, sempre”. Mentre
il suo sodale Rob Younger ricorda così Lovelock: “Damien non
ti chiedeva di ascoltarlo. Ti parlava addosso”.
The Turgid Miasma of Existence era chiamato a
confermare quanto di buono i Rifles avevano prodotto in precedenza con gli
album Sideroxylon (Hot, 1983) e The Celibate Rifles (Hot, 1984). E lo
fanno con un disco che mantiene la stessa tensione emotiva ma aggiungendo
elementi diversi dal loro classico “punk creativo” in modo da evitare di essere
ripetitivi e prevedibili.
Nel press kit dell’edizione europea pubblicata dall’olandese
Megadisc l’album veniva presentato con queste perentorie parole: “Registrato
in fretta, mixato ancora più in fretta. Nessuna sovraincisione, nessuna
rifinitura, nessuna esitazione”. È un’estetica della resistenza quotidiana.
Niente epica, niente pathos, niente eroismi. Solo la realtà, filtrata
attraverso un’ironia lucida, con un forte legame con tutto ciò che li circonda
come ebbe a dire Peter Simpson (Dubrovniks): “Se vuoi capire Sydney
negli anni ’80, ascolta Turgid Miasma. Non è bello, non è pulito, non è
ordinato. È vero”.
Concetti ancor meglio espressi sulle pagine dell’autorevole Ram Magazine “I Rifles non cercano di impressionare. Registrano il mondo così com’è: storto, rumoroso, ironico. Un disco che non chiede permesso”. E proprio così che sin dall’iniziale Bill Bonney Regrets che Miasma si impone all’attenzione con un assalto di chitarre e basso che ben presto lasciano spazio ad una sorta di poesia notturna. In prevalenza emergono i brani più d’impatto come Conflict Of Instinct e Temper Temper Mr. Kemper, quelli altamente abrasivi come Some Kind Of Feeling e JNS. In mezzo a queste si erge la magnifica Sentinel canzone che rappresenta il cuore del disco. Cinque minuti e mezzo di sorveglianza emotiva. Un brano che sembra un film notturno girato con una torcia: “una delle cose più inquietanti uscite da Sydney quest’anno. Non esplode mai, e proprio per questo rimane addosso” (DNA Fanzine, 1986).
Questo brano, insieme a Glasshouse mostra un lato
differente dei Rifles, ma non mancano i brani più tipicamente garage come Sometimes
o psichedelici come la conclusiva New Mistakes dedicata all’ex
bassista James Darroch (all’epoca già negli Eastern Dark) morto in un
incidente d’auto proprio mentre la band registrava il disco.
The Turgid Miasma of Existence è sicuramente l’album che meglio rappresenta la maturità artistica del quintetto di Sydney ed è un disco importante ma non nel senso canonico del termine. Non ha cambiato il suono di una scena, non ha generato epigoni, non ha definito un genere. Ha fatto qualcosa di più raro: ha definito un’etica. L’etica del fare, del continuare, del non mollare. L’etica del rumore come forma di cittadinanza. L’etica di una band che non vuole essere un mito, ma una presenza.
Nel 2023 l’etichetta pisana Area Pirata ha pubblicato
la prima vera ristampa italiana di The Turgid Miasma of Existence,
colmando un vuoto che durava da quasi quarant’anni. Non è un’operazione
nostalgica, né un semplice recupero discografico: è un atto di restituzione
culturale che riporta The Turgid Miasma of Existence nel posto giusto,
dentro la storia del rock australiano e dentro la memoria musicale italiana.




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