Live Report - Uzeda - Aghia Sophia Fest 6 - Cosenza, 26/06/2026


È da poco trascorsa la mezzanotte, quando i reggini Plastic Farm Animal terminano il loro set che, insieme a quello dei cosentini Kyunos, ha aperto la sezione musicale dell’Aghia Sophia Fest giunto alla sua sesta edizione, mentre il pubblico serra le fila sotto il palco in attesa del concerto attesissimo degli Uzeda.

Le note di basso metronomicamente ripetitive che Vincenzo Virgilio esegue, sono il corpo fondante di This Heat brano che apre sempre i concerti della band catanese, da quando fu inciso sull’album Stella (2006). A fargli da contraltare il solido drumming di Davide Olivieri che apre la strada alla chitarra totalmente noisy di Agostino Tilotta che rappresenta il tratto distintivo della band, nonostante per gran parte della serata abbia dovuto lottare con problemi all’amplificatore. E poi arriva l’atipico canto di Giovanna Cacciola che parte con incedere crooning per poi passare alle sue urla caratteristiche che aggiungono pathos e drammaticità alla proposta musicale.

Agostino Tilotta

Quello che erigono gli Uzeda è un muro sonoro che dapprima ti entra nello stomaco e poi pian piano conquista cuore e cervello. Per i neofiti può sembrare tanto disturbante quanto rivelatore, ma il loro modo di suonare rock è quello radicale e massimalista che ha trovato terreno fertile tanto a Chicago quanto a Catania, passando per Louisville e Washington D.C. per approdare anche nelle sperdute provincie italiane.

Man mano che i minuti scorrono gli Uzeda tessono la loro rete ammaliatrice a suon di crescendo sonici innestati su ritmiche ipnotiche. Dopo Gold, altro brano tratto da Stella, si apre il capitolo dedicato all’ultimo lavoro in studio datato 2019, quel Cuocunque Jeceris Stabit che verrà eseguito quasi nella sua interezza. La sequenza composta da Red, Mistakes e Soap portano il pubblico in una dimensione diversa, quasi un universo parallelo rispetto a ciò che il business musicale propone oggigiorno, perché gli Uzeda appartengono a quell’era preistorica dove il rock viene suonato per un’esigenza vitale che non ricerca il consenso, ma solo l’incontro con spiriti affini. 

Giovanna Cacciola

In quest’ottica brani come Deep Blue Sea e Nothing But The Stars sono il manifesto perfetto per rappresentare un modo di fare musica che non ha mai cercato di essere alla moda neanche quando, negli anni Novanta, emergeva prepotentemente nei dischi di gente come Shellac, Jesus Lizard, Don Caballero, passando attraverso anche alle piccole differenze proposte da Sonic Youth, Fugazi, June of 44, e Polvo, solo per citare i primi che tornano in mente.

Non è mancato neanche un breve passaggio a quel capolavoro che è Different Section Wires (1998) di cui è stata eseguita la sola Stomp subito doppiata dalla magnifica Montalbano, sempre presente nei concerti ma ancora mai incisa su disco. 

Vincenzo Virgilio

In un concerto degli Uzeda non c’è nessuna concessione alla teatralità o alla piaggeria verso il pubblico: mentre le urla disperate e cariche di emotività di Giovanna Cacciola squarciano l’aria e i riff taglienti di Agostino Tilotta affondano nei cuori come una lama nel burro, il ritmo incessante imbastito da Davide Olivieri e Vincenzo Virgilio conduce il viaggio verso la meta desiderata, ovvero quel punto dove conta solo la musica e non c’è spazio per la vacuità di effetti speciali che tolgano il senso al perché loro stiano sul palco: sentirsi vivi al pari di noi che accorriamo ogni qualvolta le nostre strade possono incrociarsi, perché quando sfumano le note  di Stream, Rain & Other Stuff, siamo tutti consapevoli di avere speso bene il nostro tempo.

Davide Olivieri



Fotogallery

Setlist

This Heat

Gold

Red

Mistakes

Soap

Deep Blue Sea

Speaker’s Corner

Stomp

Montalbano

The Preacher’s Tale

Nothing But The Stars

Camillo

Steam, Rain & Other Stuff

 

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