Live report - The New Christs - Shake Club la Spezia 21.08.2025
Il ritorno in Italia di The New Christs era un
appuntamento imperdibile per il vostro cronista, costretto come al solito ad un
lungo e dispendioso viaggio sulla via del rock’n’roll che purtroppo non trova
quasi mai ospitalità nelle regioni a sud della Toscana. I motivi sono dei più
vari, a partire da quelli che ho dovuto affrontare e che se rapportati ad una
band rischiano di fare salire oltre misura i costi per i promoter locali i
quali, oltre a non essere interessati ad un genere che conoscono poco,
preferiscono investire le proprie risorse su nomi più alla moda, che possono garantire
un ritorno economico sicuro anche a fronte di spese decisamente maggiori.
Se da un lato non si può dargli tutte le attenuanti del
caso, dall’altro non si può che dovere mettere assolutamente in risalto il
lavoro che agenzie di booking come la Otis Tours fanno da anni, per
garantire al pubblico italiano il meglio che il panorama punk, garage,
rock’n’roll internazionale continua a proporre, fedeli ad una filosofia che
mette sempre la buona musica davanti ad ogni altra cosa. Onore, dunque, a Franz
Barcella e Fabio Clemente che ancora una volta hanno scelto di
portare in Italia una delle leggende del rock mondiale come quella di Rob
Younger e dei suoi fidi compagni, che hanno rispettato in pieno le
aspettative degli irriducibili fan italiani.
Emblematico che le quattro date tenute nel nostro Paese fossero comprese tra quella d’apertura di Bergamo, casa della Otis, e quella finale di La Spezia, sede della Wild Honey Records che proprio per l’occasione ha pubblicato, in collaborazione con la spagnola Folc Records, una compilation retrospettiva in doppio vinile dal titolo “The Burning Of Rome: Selected Works” curata in prima persona proprio da Rob Younger.
Allo Shake Club di La Spezia hanno dovuto fare di
necessità virtù perché viste le piogge cadute in giornata sulla città ligure,
hanno dovuto spostare il concerto dal giardino esterno alla sala interna, non
facendo mancare ai convenuti la loro proverbiale ospitalità.
Che il rock’n’roll sia oramai musica per adulti lo si evince
entrando nel locale dove s’incontrano volti avanti con gli anni, con cui ci si
ritrova quasi sempre in queste occasioni, ma anche qualcuno più giovane che ha
saputo cogliere il richiamo del miglior rock australiano che sappia resistere
all’usura del tempo. Come sempre gran parte del pubblico indossava le più varie
t-shirt d’ordinanza dei Radio Birdman e non poteva essere altrimenti,
visto che nella formazione che accompagna da un po’ di anni Rob Younger,
figurano altri due membri effettivi dell’ultima formazione dei Birdman, vale a
dire il bassista Jim Dickson e il chitarrista Dave Kettley, che
nei New Christs riveste il ruolo da solista. Insieme a loro l’altro
chitarrista/tastierista Brent Williams e il batterista Paul Larsen
che ricordiamo soprattutto per la sua lunga militanza nei Celibate Rifles.
Dopo che gli spezzini Fox Cospiracy, nei quali milita una vecchia conoscenza del rock italiano come Massimiliano Bertagna (Fall Out/King Mastino) hanno scaldato l’ambiente con un’ottima esibizione di high-energy rock’n’roll, è il turno dei tanto attesi New Christs che aprono come di consueto la loro esibizione, con un’energica versione di We Have Landed che da anni riveste il ruolo di biglietto da visita della band. Le successive Waves Form e Another Sin creano la scintilla che lega indissolubilmente band e pubblico presente, indicando come andrà il concerto: rock ad alto contenuto energetico e senza pause o fronzoli, incentrato principalmente su gran parte dei brani presenti nella compilation, ma che riserva anche gradite sorprese come la riproposizione di due vecchi singoli come Headin’ South del 1988 e, soprattutto, Like A Curse secondo singolo pubblicato nel lontano 1984 e che ha mitigato, la delusione personale di non avere riproposto I Swear, suonate nelle altre date ma non in questa.
Ma l’assenza del mio brano preferito non inficia minimamente
il giudizio su di un’esibizione più che positiva che ha messo in scena altri
brani tratti dal repertorio della band australiana, ma non presenti su The
Burning of Rome come Woe Betide title track dell’omonimo secondo album
del 1995, oltre a It Means Everything e Divine Somehow tratte
dall’ultimo album in studio Incantations del 2014.
La parte del leone l’hanno fatta naturalmente brani oramai classici
come My Existence, The Burning of Rome e Asphalt che insieme ad una
grande versione di The Wheel hanno rappresentato il nucleo portante di
un’esibizione che ha trovato il suo picco in quel vecchio singolo Born Out
Of Time pubblicato dalla Citadel nell’anno di grazia 1985 e che in
questo tour viene impreziosito con l’innesto nella parte centrale da una cover
di Down on The Streets degli Stooges.
Come sempre la chiusura del concerto prima del rito dei bis è stata affidata a Bonsoir À Vous seguita da due brani killer del repertorio dei New Christs come Comin Apart e On Top of Me che hanno mandato tutti felici a casa e ben consapevoli che quando l’Aussierock chiama bisogna essere presenti nonostante i tanti chilometri da affrontare.




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