Recensione libro Roberto Calabrò - Eighties Colours- Garage, Beat e Psichedelia nell'Italia degli Anni Ottanta (Odoya, 2025)
A quarant’anni dalla pubblicazione della compilation Eighties
Colours edita dalla Electric Eye Records di Claudio Sorge, che
diede il via alla scena neosixties italiana, torna in libreria Eighties
Colours, Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni Ottanta,di Roberto
Calabrò che da quel disco mutuò il titolo e oggi ristampato dalla casa
editrice Odoya, in un’edizione riveduta e ampliata con un capitolo
dedicato ai “colori degli anni ottanta nel Ventunesimo secolo”.
Sebbene siano trascorsi quindici anni dalla prima edizione pubblicata
in milleduecento copie da Coniglio Editore, andata esaurita da tempo, il
libro di Calabrò mantiene intatta l’importanza che ebbe all’epoca, seppure oggi
non abbia la stessa meravigliosa veste grafica a colori della prima uscita.
Scritto da uno dei giornalisti italiani più attenti alle
vicende del rock di casa nostra e non solo, Eighties Colours è quanto di meglio
sia mai stato pubblicato su di un argomento che, seppure di nicchia, racconta
perfettamente la stagione del rock prodotto in Italia nella seconda metà degli
anni Ottanta, e che non ha mai goduto di uno spazio nella saggistica musicale dell’epoca.
Erano gli anni Ottanta della “Milano da bere”, delle
nascenti emittenti berlusconiane che trasmettevano videoclip nel programma DJ
Television, indirizzando il gusto dei giovani verso un mainstream patinato come
quello proposto dai primi network radiofonici privati che si affermavano su
scala nazionale, ma che trovarono per fortuna una certa opposizione in tutti
quei giovani che iniziavano a stancarsi dei suoni della new wave e del dark,
tanto di moda in quel periodo, cercando di ritornare alle origini del rock’n’roll.
Fu una stagione breve ma intensa quella che dal 1985 al 1990
vide centinaia di giovani di ogni parte della penisola, prendere a modello i
suoni degli anni Sessanta prodotti da oscure band americane e inglesi, proprio
come facevano i loro coetanei negli USA e nei paesi scandinavi, facendosi
crescere i capelli o acconciandoli a caschetto, indossando le camicie paisley
e calzando stivaletti a punta, i famosi Chelsea Boots tanto in voga
all’epoca dei Beatles.
Nella stesura del suo libro Roberto Calabrò, da profondo
conoscitore della scena, ha attraversato in lungo e in largo la penisola
andando a intervistare musicisti, produttori
discografici, colleghi giornalisti, promoter di concerti, fotografi e semplici appassionati
che diedero vita alla fanzine dell’epoca, che vissero quegli anni da
protagonisti, scoperchiando un vaso di pandora in cui tutti gli intervistati
contribuirono aprendo i loro archivi, fornendo foto inedite, articoli di
giornali, reperti sonori e tanto altro, segno inequivocabile dell’amore per
quella scena vissuta con tanto entusiasmo e che trova ancore dei segni arrivati
sino ai giorni nostri.
Era un lavoro necessario all’epoca perché copriva un buco
clamoroso non solo a livello editoriale anche perché, se si escludono le
riviste specializzate e le fanzine, nessuno aveva mai trattato con dovizia di
particolari, quella che era una delle maggiori tendenze musicali di
quell’epoca.
I libro parte con l’osservazione delle principali scene che
nacquero nelle maggiori città italiane, per poi dare vita al movimento,
passando poi in rassegna gruppi e produzioni discografiche attraverso i quali vengono
analizzati i vari periodi di maggiore o minore esposizione, fino ad arrivare ai
giorni nostri con il capitolo aggiuntivo naturalmente non presente nella prima
edizione. In appendice troviamo un capitolo dedicato alle fanzine e soprattutto
un’analisi dell’epoca in cui internet non esisteva ma la scena musicale
internazionale si seguiva con metodi ben diversi da quelli dei giorni nostri.
Non manca naturalmente una corposa discografia dettagliata per andare alla
ricerca di un tesoro che è oramai parte
del nostro bagaglio culturale.
Pubblicato la prima volta su FreakOut Magazine il 07/08/2025

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