Recensione - The Lemonheads - Love Chant (Fire Records, 2025)
Dopo anni passati a scrivere, vagabondare e ricominciare da capo, Evan Dando torna con Love Chant (in uscita per Fire Records il 24 ottobre), il primo album in studio dei Lemonheads in quasi vent'anni.
L’album è stato registrato in gran parte in Brasile, dove
Dando risiede da anni, è prodotto dal polistrumentista brasiliano Apollo Nove,
e sarà seguito dall’autobiografia Rumours Of My Demise la cui
pubblicazione è prevista per il 6 novembre.
Love Chant è un disco corale realizzato insieme ad una vasta
schiera di amici che hanno collaborato sia in fase di scrittura dei brani, che
come musicisti in studio. A “far parte” della versione in studio di questi
nuovi Lemonheads troviamo J Mascis (Dinosaur Jr), Juliana Hatfield e Tom Morgan
(come coautore di “Deep End”) che si uniscono al gruppo, insieme al produttore
Bryce Goggin (Pavement, Antony and the Johnsons), Erin Rae di Nashville, John
Strohm dei Blake Babies, coautore e chitarrista di “Togetherness”, e Nick
Saloman dei The Bevis Frond. Anche Adam Green dei Moldy Peaches, gruppo cult
newyorkese, contribuisce come coautore del brano country “Wild Thing”.
Love Chant si apre in maniera accattivante e ritmata con “58
Second Song” un brano che serve ad azzerare il tempo trascorso dall’ultimo
disco prodotto e ci ricorda quanto abbiamo imparato ad amare il suono di questa
band. La successiva “Deep End”, scritta insieme a Tom Morgan, è
caratterizzata dalla riconoscibilissima chitarra di J Mascis che la
impreziosisce con uno dei suoi classici assolo.
Il terzo brano in scaletta è “In The Margin”, scelta
non a caso come singolo di punta per lanciare l’album, e che gli imprime una
decisa svolta. A proposito di questa canzone è lo stesso Evan Dando a spiegarne
l’origine: << Volevo una canzone con un riff, quindi ho scritto riff
dappertutto. Il corpo della canzone era di Marciana (Marciana Jones). È come
una canzone di vendetta di una ragazzina di terza media: ‘Stupidamente ho
lasciato fuori i piani di fuga così che potessero trovare la mia
strada’>>. Si tratta di un brano molto melodico ma anche disordinato
e che rappresenta al meglio questo nuovo corso dei Lemonheads che restano
comunque ancorati solidamente al passato come dimostreranno il resto dei brani
in scaletta.
“Cell Phone Blues” è un altro brano che unisce
energia e rabbia, con un sorriso ironico, pieno di riff stridenti, con un
sussurrato finale semiacustico che sembra farci ascoltare di nascosto una
versione embrionale dello stesso. “Togetherness Is All I'm After” è una
delicata ballata romantica tipicamente altrock anni Novanta in cui il
protagonista si rivolge all’amata supplicandola di “non rovinare tutto”.
Il finale dell’album è caratterizzato dalla title track con
il suo ritmo pulsante a tratti sghembo ma estremamente coinvolgente, mentre “The
Key Of Victory” è tutta al rallentatore e ombre morbide - un pezzo modale e
meditativo ancorato dalla chitarra sinuosa di Apollo Nove e dalle armonie
spettrali di Erin Rae. Scritta con David Ashby (Rum Shebeen), la cui voce è
stata registrata ad Abbey Road. Di questo brano Evan Dando dice: “È
tranquilla, è fantastica. È bella ed è modale. Stavo cercando di ricreare l'atmosfera
di Street Hassle”
La chiusura di Love Chant è affidata a “Roky” brano
dal sapore folk psichedelico che richiama alla perfezione le atmosfere dei The
Bevis Frond, non a caso scritto insieme a Nick Saloman e di cui Evan Dando
sembra emularne il modo di cantare. Una chiusura perfetta per un album che
suggella un ottimo ritorno per i Lemonheads che non risulta affatto nostalgico.

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